CONFTRASPORTO / Paolo Uggè, 'Autotrasporto? Pochissimo tempo per evitare disastro'

Giovedí, 4 Giugno 2020

Il vicepresidente di Conftrasporto e Confcommercio, Paolo Uggè (nella foto), espone la sua analisi sulla situazione odierna del trasporto, ad un mese esatto dalla fine del lockdown e conseguente inizio della Fase 2.
Riportiamo alcuni passi fondamentali di quest'analisi, frutto di una lunga indagine condotta dall'ufficio studi di Confcommercio.
Le parole di Uggè sono tutt'altro che rassicuranti: "Se la situazione non dovesse modificarsi radicalmente entro il prossimo trimestre il saldo demografico delle imprese dell’autotrasporto potrebbe avere effetti permanenti sulla tenuta del settore e sulla vitalità imprenditoriale che lo anima”. Il capoverso che “chiude” il documento riassuntivo dell’indagine periodica realizzata dall’ufficio studi di Confcommercio sulle imprese italiane dell’autotrasporto non lascia spazio a interpretazioni: i dati raccolti attraverso 600 interviste realizzate dall’8 al 15 maggio 2020, con un sistema di rilevazione mediante questionario strutturato, dicono senza ombra di dubbio che anche se dal punto di vista macroeconomico il peggio è passato, per molte imprese del settore (ma non solo) “il peggio deve ancora venire e si realizzerà quando l’estensione temporale della crisi, di liquidità così come di solvibilità, manifesterà pienamente i suoi effetti sui conti delle piccole imprese”. Uno scenario confermato non solo dal “tema scottante dei prossimi mesi che riguarderà le chiusure definitive di molte imprese”, ma anche dal “grave deficit di natalità che si può già osservare oggi” e che “colpisce soprattutto l’autotrasporto con tassi di denatalità più che doppi rispetto alla media nazionale”. In altre parole: molte imprese che sono sopravvissute fino a oggi, stanno per scomparire e quelle che avrebbero dovuto nascere hanno “abortito”. Risultati che non possono certo stupire alla luce di quanto avvenuto nel periodo di lockdown durante il quale il settore ha registrato una perdita complessiva di traffico pari a circa 900 milioni di chilometri (percorrendo 1,8 miliardi di chilometri, a fronte di un valore di riferimento per il periodo di circa 2,7 miliardi di chilometri, dato determinato sui valori di traffico pre-crisi) che, calcolando anche le crescenti difficoltà di bilanciamento del carico, cioè della inevitabile conseguenza di fare viaggi di ritorno a vuoto, significa, per l’autotrasporto, un mancato fatturato di circa 1,8 miliardi di euro nel bimestre marzo aprile. Con un impatto negativo anche sull’occupazione, con una perdita in termini di retribuzioni e contributi stimabile complessivamente in circa 370 milioni di euro, coperta solo in parte grazie agli ammortizzatori sociali. Una vera e propria “Waterloo economica e finanziaria” che ha affossato anche la fiducia dei trasportatori nei confronti di chi guida il Paese.  

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