FEDERLOGISTICA / Luigi Merlo, 'Bene Golden Power sui porti, ma subito ordine sulle concessioni'

Martedí, 17 Novembre 2020

Luigi Merlo, Presidente di Federlogistica, parte di Conftrasporto e Confcommercio, è intervenuto sul tema del Golden Power; esattamente, ha esposto la sua analisi sulle infrastrutture strategiche e sull’inclusione di gran parte delle infrastrutture di trasporto, in primis gli scali marittimi e i terminal. Il quadro tracciato è molto chiaro: “Il Golden Power cala il suo scudo protettivo sulle infrastrutture strategiche e quindi anche sui porti, edificando giustamente quella diga contro i tentativi in atto, di “colonizzazione” da parte della Cina. Ma senza una standardizzazione e quindi il varo di un regolamento che effettivamente uniformi le concessioni portuali, si potrebbe delineare un rischio di isolamento e quindi di emarginazione della portualità italiana che va tenuto in debita considerazione”.
La durissima presa di posizione degli Stati Uniti contro la CCC (China Construction Company), posizione che ha altissime possibilità di trovare conferma anche con la nuova amministrazione, ma anche le preoccupazioni espresse dall’Unione Europea rispetto a una penetrazione cinese sempre più invasiva, non rimettono solo in discussione la “Via della Seta”, ma obbligano il sistema portuale a un ripensamento globale: il mancato completamento della riforma portuale rimasta monca in aspetti determinanti, proprio in questo momento e nella prospettiva del Golden Power (che certo ha nel mirino la Cina ma anche tutti i Paesi che attraverso Fondi sovrani sono convinti di poter sfruttare come veri raider la debolezza post Covid del sistema economico italiano), riaccende i riflettori sulle concessioni e sul mancato regolamento in materia atteso dal 1994.
Merlo prosegue, mettendo l'accento su questo aspetto: “Un ritardo che ha condizionato e ritardato la capacità e il raggio di azione delle Autorità di Sistema Portuale, lasciando potenzialmente spazio a distorsioni e ai rischi connessi, da un lato con l’esuberanza commerciale della Cina, dall’altro con un sostanziale “close shop”, uno scenario in cui si sono verificati sostanzialmente scambi di fondi fra soggetti già presenti, ma non si sono costruite le condizioni per un reale sviluppo del settore”. 

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